I dati sensibili nel GDPR

30 ottobre 2017

Tempo di lettura stimato: 3'

Il D.Lgs 196/2003, il codice sulla privacy che precede il nuovo il Regolamento Europeo 679/2016, considera dati sensibili i dati personali che possono rivelare:

  • l'origine razziale ed etnica di un individuo;
  • le sue convinzioni e adesioni religiose, politiche e filosofiche;
  • lo stato di salute e la vita sessuale.
Questi dati godono di maggior tutela e infatti il loro trattamento è permesso solo con il consenso scritto dell'interessato. Ma cosa cambia con l'entrata in vigore del GDPR, il nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali?

Il General Data Protection Regulation non parla di dati sensibili ma di dati particolari e all'articolo 9 recita: "È vietato trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona." Il divieto non si applica in presenza di consenso esplicito o di necessità per assolvere gli obblighi.

Quello che risulta chiaro, quindi, è che ciò che cambia è solo il nome ma non la sostanza. In altre parole, nel Regolamento EU 16/679 la dicitura "dato sensibile" è stata praticamente sostituita da quella di dato particolare. Allo stesso tempo, però, le nuove tecnologie digitali stanno sostanzialmente cambiando il significato stesso di dato personale.

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