Nell’intelligenza artificiale (e nella vita), le cose ben fatte sono quelle equilibrate

09 luglio 2026
Tempo di lettura stimato: 5'
Ho detto, scritto e ridetto spesso in questi ultimi anni che un modello di intelligenza artificiale che non permette di disimparare o di cancellare una parte di training dovrebbe essere vietato per legge. Scherzo? No. Perché è anche così che si perde il controllo di questa tecnologia. E poi ho detto pure che, se usi un’AI, devi prima conoscerla, formarti, non nei corsi da teletubbies per imparare a promptare, ma in quelli che ti permettono di capirla davvero. Devi sapere come funziona. 

Ne ho parlato anche nell’articolo privacy e intelligenza artificiale, si non caste, tamen caute! E qui mi autocito:

“Con l’AI non è che possiamo fare tutto quello che ci viene in mente, esattamente come lo vogliamo noi. Non lo potevamo fare prima con gli strumenti più semplici. Non lo possiamo adesso con un’innovazione di questa portata. Ci sono delle regole da seguire – GDPR, AI Act e quant’altro – che ci dicono come i diritti delle persone devono essere gestiti.” 

Bisogna agire cum grano salis, né troppo per un verso, né troppo nell’altro. Serve un bilanciamento. 

Usare l'intelligenza artificiale bilanciando gli interessi di tutti

Hai presente l'immagine della giustizia? È una donna bendata, ogni tanto la vedi un po’ discinta, altre volte ha un peplo, e tiene in mano una bilancia. Ci ricorda che le cose fatte bene sono le cose ben bilanciate.

Un buon cibo è un cibo che normalmente ha i sapori equilibrati, dove la parte acida, la parte sapida e la parte dolce si bilanciano nella maniera corretta.

Lo stesso è con qualsiasi strumento che permette di trattare dati – personali e non, perché anche i dati aziendali vanno protetti, non dimentichiamocelo – e a maggior ragione con l’intelligenza artificiale.

Perché la problematica che abbiamo oggi è che gli strumenti tecnologici, soprattutto quelli nuovi, se non coordinati, se non gestiti fin dall'inizio in maniera da riuscire a bilanciare gli interessi della collettività con l'interesse delle persone, con l'interesse delle company, con l'interesse dell'intelligenza artificiale che ha una sua sorta di “coscienza” - che non è quella umana, ci mancherebbe, per adesso – abbiamo un problema.

Perché noi le insegniamo delle cose e lei impara

Se lo facciamo partendo da informazioni errate, lei impara cose errate.
Quindi noi dobbiamo avere la capacità di farle riapprendere le informazioni giuste. 
Ma è difficile e costa, quindi bisogna volerlo.

Se a Tommasino insegni che può fare le sporcaccionate, è difficile che smetta di farle…

È difficile far disimparare qualcosa all’AI. Perché? Te lo spiego con un esempio: Tommasino è un bravo bambino che, a un certo punto, scopre le sporcaccionate. Spia le ragazze in palestra, guarda sotto le gonne, si nasconde nel bagno delle femmine… insomma, Tommasino è un po’ – anzi, molto - bricconcello. Un giorno, il padre lo coglie in flagrante mentre spia la vicina in camera da letto e invece di spiegargli che non si fa, gli dà una pacca sulla spalla e la butta sul ridere. Tommasino impara che spiare la vicina è una cosa che si può fare senza troppe conseguenze. Il giorno dopo, si piazza alla finestra e di nuovo spia la vicina in camera da letto. Sua madre lo scopre, si arrabbia e gli spiega che non si fa. Tommasino ora sa che spiare la vicina non è corretto, ma le sporcaccionate gli piacciono… è difficile smettere una volta iniziato. Così aspetta che la madre esca per ricominciare a spiare… 

Certi sistemi di intelligenza artificiale sono come Tommasino

Se ci pensi, il paragone con l'uomo è calzante. Anche noi, una volta che abbiamo imparato dei brutti comportamenti, facciamo molta fatica ad apprendere quelli corretti. 

La difficoltà nell'educazione delle persone, dei ragazzi, dell’uomo è molto simile alla difficoltà che abbiamo con i Large Language Model (LLM).

La grande differenza è che l'uomo non possiamo resettarlo, non possiamo tagliarli una porzione di cervello. Ma l’AI sì

La matematica degli LLM in molti casi ci potrebbe permettere di ripartire da una certa porzione di apprendimento - senza dover rifare tutto da capo, perché il problema è quello – e di modificare il sistema perché acquisisca le informazioni corrette.

Non parlo di correttivi, ma di informazioni corrette.

Il problema è che questa è una capacità estremamente costosa

I produttori di LLM – alcuni perché non sono in grado, altri perché costa troppo sotto il profilo energetico ed economico – non lo fanno.

E quindi? 

Non possiamo accettare che l’AI sia senza controllo

Se l’AI viaggia senza controllo, cosa dobbiamo fare? 

Dobbiamo accettare, come società, che sulle nostre strade girino dei camion senza assicurazione e con le ruote lisce, perché la tecnologia deve andare avanti?

Oppure, dobbiamo imporre delle regole affinché i camion e gli autoveicoli che girano per le strade abbiano un minimo di dotazione? Che è più costoso, ci mancherebbe, ma renderebbe tutti più tranquilli. 

Secondo me, anche se costa, non possiamo permetterci di avere in giro dell’AI allo stato brado. Però l’AI serve. E qui si apre un dilemma. 

Il dilemma di chi deve scegliere il sistema di intelligenza artificiale

Non possiamo permetterci di non usare l’AI in azienda. D’accordo. Ma non possiamo neanche permetterci di usarne una su cui non c’è controllo. 

Questo è il grande dilemma.

E quando scegliamo di usare l’intelligenza artificiale, dobbiamo riuscire a fare scelte che non siano di pancia… E invece tutti lì a seguire i Tiktoker, gli influencer, che dicono: “Provate queste cosa, che è bellissima!”, come le sirene dell’Odissea, hai presente? 

Ma poi dove finisci?
Sul primo scoglio che ti distrugge la nave. 

E allora sì, che vedi gente caricare di tutto su ChatGPT, senza avere un’idea di dove finiscano e di come vengano usate… 

Ma di questo parlerò nel prossimo articolo, perché capire quale AI scegliere richiede un approfondimento a parte. 

Quindi, sai come si dice in questi casi, no?
Stay tuned!

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Biografia dell'autore

Andrea Chiozzi è nato a Reggio Emilia il 4 Agosto del 1969, reggiano “testaquadra” DOC come il lambrusco, ed è sposato con Luisa che lo sopporta da più di vent’anni.
Imprenditore e consulente, da più di 12 anni è l’Evangelist del GDPR.

Attività professionali:
Andrea Chiozzi è il fondatore di PRIVACYLAB, per la gestione avanzata delle attività legate alla compliance per il Regolamento Europeo 679/2016.
Esperto di GDPR e protezione dei dati personali (soprattutto nelle aree più problematiche quali il marketing digitale e i social network, il digital advertising, l’Internet of Things, i Big Data, il cloud computing),
Andrea presta consulenza per la media e la grande industria italiana e si occupa di organizzare e condurre i consulenti aziendali ad un approccio ottimizzato alla gestione della Compliance GDPR.
È ideatore del sistema Privacylab e della metodologia applicata ai consulenti certificati GDPR. 
Nel 2003 dà vita alla figura di “Privacy Evangelist” e comincia a girare l’Italia come relatore in vari convegni e corsi in tema di protezione dei dati personali arrivando a evangelizzare più di 10.000 persone.

È commissario d’esame per:

UNICERT per lo schema DSC_12/30 per Consulenti Certificati GDPR
TÜV dello schema CDP_ 201 Privacy Officer, Bureau Veritas
CEPAS Bureau Veritas DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH73 norma Uni 11697:2017 (Accredia) 
ACS ITALIA DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH01 norma Uni 11697:2017 (Accredia)
UNIVERSAL Gmbh DAKKS per lo schema ISO/IEC 17024:2012 "DATA PROTECTION OFFICER"

E' certificato con:
Unicert come "Consulente Certificato GDPR" n. 18203RE22
TÜV come “Privacy Officer e Consulente Privacy” n. CDP_196.
Cepas Bureau Veritas "Data protection Officer" n. DPO0206
UNICERT DAKKS " Data Protection Officer" n. DPO 0818 010012

Fa parte del Comitato Scientifico Privacy di Torino Wireless, GDPR Academy e di Agile DPO .

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