Dimmi quale AI usi e ti dirò chi sei… ma è davvero così?

23 luglio 2026
Tempo di lettura stimato: 7'
Un vecchio adagio fa così: “Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.” Vale anche per la tecnologia? Ni. Sono anni che ripeto che il problema non sono gli strumenti che usi, ma come li usi. Tutto sta nell’utilizzarli con consapevolezza e con equilibrio. Ne ho parlato anche nel mio ultimo articolo sull’AI: Nell’intelligenza artificiale (e nella vita) le cose ben fatte sono quelle bilanciate.

Bene. Quindi, quello che conta è fare scelte consapevoli. E cosa vuol dire? Vuol dire usare gli strumenti – in questo caso di intelligenza artificiale – fornendo loro informazioni, senza mettere in pericolo i diritti e le libertà delle persone, ma anche l’azienda

Perché se metti il bilancio su ChatGPT, caro mio, è un problema, lo sai, vero? 
Solo che lo fanno in tanti… Allora uno si chiede come mai succedono queste cose. Perché manca la consapevolezza e manca la capacità di comunicare con le aziende. Se sei troppo complesso, la gente non capisce e si convince di cose sbagliate. 

Un esempio su tutti: la convinzione che se usi ChatGPT (e quant’altro) a pagamento sei a posto col GDPR…

È vero che se usi l’AI a pagamento sei a posto col GDPR?

Proprio di recente, mi hanno fatto questa domanda: “È vero che usare uno strumento di AI in versione gratuita in Europa è un problema perché, se carichi dati personali – come un database di e-mail – violi il GDPR e se invece usi uno strumento a pagamento sei a posto?”

Dipende.

Qui il concetto è molto semplice. Ed è un concetto che, purtroppo, noi subiamo un po’ anche per colpa degli avvocati. Mi spiace doverlo dire. Perché dico questo? Perché basta leggere cosa c'è scritto nei contratti che noi firmiamo quando accediamo a ChatGPT gratuito, pro, executive e tutti gli altri.
 
Basta leggerli. Innanzitutto, perché sono contratti in inglese e quindi sono un po’ più facili da capire di quelli italiani. E c'è scritto che non c'è nessuna tutela delle informazioni che vengono inserite.

I dati potrebbero essere esfiltrati, potrebbero essere usati in maniera non corretta e che non c'è nessuna responsabilità da parte di OpenAi e compagnia bella su questi tipi di contratti.
 
Quindi?
Quindi è come mandare i bambini all’asilo nel sottoscala.

Quando mandi i tuoi figli all’asilo nel sottoscala… 

Quando carichi dati personali – e aziendali – in un sistema di AI, dati che devono essere riservati, perché riguardano la vita delle persone e delle aziende, è come se mandassi i tuoi figli all’asilo nel sottoscala. 

Pensaci. 

Hai dei bambini e devi andare a lavorare, devi scegliere un nido dove portarli e scopri che ce n’è uno nel sottoscala del tuo palazzo. È comodo, ci lavorano delle persone simpaticissime, ci mancherebbe, ma di dubbia affidabilità. 

Sono bravissimi, eh! Tengono i bambini, sono bravi a farli giocare, i bambini tornano contentissimi, ma tu non hai tutti quei controlli e quelle attenzioni che normalmente ci sono nel momento in cui porti i tuoi figli all’asilo. 

Quindi? Quindi i tuoi figli lì non li porti

E allora perché quando si tratta di informazioni che potrebbero danneggiare in maniera molto pesante la tua azienda, i tuoi clienti o te come persona va bene tutto?

Lo stesso è con l’AI: comodo, simpatico, ma non ti tutela. 

Hai letto il contratto del sistema di intelligenza artificiale che usi? 

Se nel contratto dell’asilo nel sottoscala c’è scritto che useranno i tuoi figli per fare dei filmini non adeguati – occhio: c'è scritto sul contratto – tu cosa fai? Ce li mandi? Secondo me no.
 
Uguale con l’AI. Sul contratto c’è scritto che non c’è tutela dei dati e tu: “Ah sì dai, ma non succede normalmente… No, normalmente non succede…” 
Però c'è scritto che potrebbe succedere. 
Se non lo fai coi figli perché lo fai con i dati personali e aziendali?
E qui, attenzione, non è solo l’Europa.

La tutela dei dati personali non è solo in Europa

“Eh però l'Europa… L’Europa rallenta… non fa fare niente…”

No, non c'entra. L'Europa non è l'unico posto al mondo che tutela i dati personali dei suoi cittadini. C'è la Cina, che li tutela quanto l'Europa. Ci sono gli Emirati Arabi. C'è l'Australia… Ci sono altri paesi al mondo, paesi grandi, che hanno la percezione che la tutela delle informazioni delle persone sia importantissima.

Quindi un sistema di AI deve dare delle garanzie. Punto. 

E se tu, Peppone, Peppino, Tommasone, Tommasino, Stefanello, Pinco Pallo, azienda, DPO, Consulente e quant’altro… decidi di usare un sistema di intelligenza artificiale, devi essere consapevole dello strumento che usi, di come lo usi e della sua adeguatezza.

Quale AI è adeguata in Europa? 

Mi hanno detto: “Ma io uso ChatGPT a pagamento…”

E io: “Quale?” 

E lui: “Il pro” 

E io: “Non è adeguato per essere utilizzato in Europa, né in Cina, né negli Emirati Arabi eccetera. Punto. Non è adeguato perché c'è scritto nel contatto che non tutela. Ma c'è la versione executive, se vuoi.”

E lui: “Ehhh… Eh, ma sono palanchi quelli lì da pagare…”

Vero. L'accesso a una tecnologia così interessante diventa poco competitivo e quindi si usano altri strumenti. Ma se l’addetto al back office ci carica i dati personali dei clienti e l’amministrazione il bilancio, di chi è la colpa? 

Anche qui, la colpa è delle aziende. Perché le persone vanno formate. 

Puoi anche usare la versione free, ma non devi metterci dati personali o importanti per la tua azienda

Lo dice il GDPR – principio di accountability – che tu, azienda, titolare del trattamento, devi formare le persone. Devi dire ai tuoi dipendenti che informazioni e dati di un certo tipo (dati personali dei clienti, dati aziendali sensibili…) lì sopra – su ChatGPT e quant’altro - non ci vanno. 

Devono stare attenti.

Se gli dici che gli tagli la prima falange delle dita se per caso inseriscono dei dati lì (scherzo chiaramente), vedrai che non lo fanno. 

Perché? Perché in questo modo in azienda potete usare uno strumento anche non sicuro, non adeguato - su certe protezioni -, ma lo potete usare se lì sopra non ci mettete dentro nessuna informazione strategica per voi e fondamentale per i vostri clienti. 

Perché è possibile risalire a quei dati. 

Attenzione perché io da ChatGPT riesco a recuperare i bilanci della metà delle aziende italiane.

Non sto scherzando. 

“Ah ma il bilancio è pubblico…”

No, attenzione. Io recupero i fogli di Excel dei bilanci… quelli su cui le aziende lavorano, prima di pubblicare il bilancio, chiaro? 

Che non sono dati personali ma sono di un'importanza enorme per l'azienda. 

Allora capisci che l'attenzione allo strumento, la consapevolezza di quello usi, è fondamentale. 

Certo non puoi punire tagliando la falange. Allora cosa si può fare?
Per esempio, avere degli MBO elevati, che vengono tagliati, se qualcuno carica sul sistema AI delle cose che non doveva caricare. 

Questo è possibile farlo. Do uno spunto…

Ma perché negli USA va bene e qui no?

Vero. Ma è bene chiarire, innanzitutto, che gli Stati Uniti sono distonici. Si chiamano Stati Uniti d'America (United States of America) perché sono più Stati, che sono uniti da una costituzione, ma che hanno anche leggi differenti.
 
Ci sono degli Stati dove il diritto alla privacy - il GDPR che abbiamo noi – è tutelato. Vedi la California, per esempio.
 
Quindi non è vero che i dati personali non sono tutelati, anche nell’uso dell’intelligenza artificiale. Il problema è che alcuni Stati lo fanno e altri no. 

Infatti, negli anni, ci sono state migrazioni di aziende tech, che si sono trasferite in altri Stati USA, non solo per motivi fiscali ma anche per motivi legali, perché ci sono leggi più o meno restrittive. 

Allora, già il fatto di utilizzare sistemi di un Paese in cui chi li produce si sposta in posti dove c'è meno controllo ed è permesso fare delle cose che, in teoria, in altri posti non sarebbero accettate, è già un bruttissimo segnale. 

Poi c’è un altro aspetto. È vero, gli Stati Uniti sono grandi, molta tecnologia è lì, ma non sono la maggioranza del popolo del pianeta. Ricordiamocelo. 

Noi siamo giustamente orientati da quella parte perché molta della tecnologia viene da loro, ma l’intelligenza artificiale più usata al mondo non è certo statunitense - non è certo Google - è quella cinese. 

Punto. 

È complicato.

Secondo me, anche gli Stati Uniti cominceranno a razionalizzare. Perché, se gli dici bloccare, regolamentare… a loro non piace. Sono parole che non amano, ma razionalizzare sì.

E quando razionalizzeranno? 

Quando il costo tecnologico sarà troppo alto, probabilmente. 

Torno su un punto.
 
L’Europa, l’Australia, la Cina... sono molto più attenti sia alla privacy che alla protezione della persona. 

È una cosa che magari uno non si aspetterebbe dalla Cina. In realtà, c'è un'attenzione alla persona nel loro modo - con la loro cultura e con le loro leggi - molto alta, tanto quanto quella che c’è qui in Europa. E loro mettono uno stop. 

Meta in Cina non lo usi. Perché? Perché non segue le loro regole. 
Non è cattiveria.

Il punto è: “Vieni sul mio territorio? Parli con i miei cittadini? Devi seguire le mie regole, stop.”
Perché se io vado in America non posso fare i 130 km all’ora. Devo fare i 110. E non posso dire “Ah, ma io sono cittadino europeo, da noi si fanno i 130.”

Che cacchio vuol dire? Sei là!
Ti adatti alle regole che ci sono.
E allora perché le aziende USA non fanno lo stesso qua?
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