Violazione della privacy e social: un problema di consapevolezza, in un racconto

11 giugno 2026
Tempo di lettura stimato: 10'

Bene. Forse hai letto di un recente caso di cronaca in cui un uomo, che era a cena fuori con l’amante, è stato filmato a sua insaputa e senza il suo consenso dal ristoratore, finendo in un post sponsorizzato sui social. Una violazione della privacy e del GDPR – perché privacy e protezione dei dati non sono sinonimi, lo sai vero? – che ci dice molto del livello di consapevolezza generale. 

Non mi stupisce. Stavo solo aspettando il momento in cui sarebbe scoppiata la bomba. Perché, se ti guardi in giro, lo fanno tutti.

Non solo il fatto di avere l’amante – ok, non tutti, tanti – parlo di quello che fa chiunque abbia in mano uno smartphone, che chiamarlo telefonino è anacronistico (sarebbe come paragonare Francis Leon a RuPaul… sono certo che hai capito se anche tu, come me, conosci il genere…). 

Guardati intorno: sono tutti lì a fare video, postano, postano, postano, condividono, condividono, condividono. Filmano tutto quello che vedono: palazzi, alberi, piccioni appesi al filo dell’elettricità, gente che passa, coppiette, bambini… tutto. Filmano e poi sbam! Identità, dati biometrici, abitudini, orientamento sessuale… tutti “dati sensibili” sbattuti sui social… perché? Ma perché così è bello!

Così fanno vedere dove sono e cosa fanno. Bravi. Applausi. 
Non riescono a trattenersi. Il dito corre più forte della testa. Pubblicano compulsivamente senza rendersi conto che stanno violando la privacy delle persone.
Quindi è normale che un ristoratore, senza pensarci, pubblichi un video che ritrae dei clienti senza chiedere… Tanto lo fanno tutti!
“Eh… Cosa vuoi che sia! Eh… sei il solito esagerato!”

Quando si parla di violazione della privacy, non si parla solo di chi guarda di nascosto le donne che si spogliano, di chi mette le telecamere nei bagni, di chi legge messaggi che non doveva vedere. Si parla anche di aziende – a volte piccolissime, come un ristorante – che agiscono senza essere consapevoli, senza essere competenti e senza essere responsabili

Sono aziende che mancano di accountability e che giustamente devono risarcire il danno. Perché, se riprendi i tuoi clienti senza permesso e li metti sui social senza consenso, così, come se niente fosse, vuol dire che non sai cosa stai facendo.
Non sai neanche cos’è il GDPR, non sai che riguarda tutti e quindi non ti poni neanche la domanda fondamentale: ma io posso fare questa cosa?
 
Bene. Anzi, male. È da un po’ che ci penso, così, l’altra sera, mentre ero a cena fuori con mia moglie, mi è venuto in mente uno dei miei racconti, quelli di fantasia con il mio alter ego, il DPO Andrea Kaiser, che stavolta è alle prese con un caso un po’ particolare di violazione della privacy… Buona lettura!

Sushi, stories e tradimenti - Un caso romantico per Andrea Kaiser (PARTE 1)


Quella sera Andrea Kaiser era esausto e affamato. Varcata la soglia di casa, dopo una giornata passata tra le scartoffie, non vedeva l’ora di sedersi sul divano e riposare. Quando Luisa, sua moglie, lo chiamò dal salotto, stava per aprire il frigorifero e addentare… qualsiasi cosa! Per esempio, quel salamino ancora intatto, che aveva comprato il giorno prima. Andò comunque da lei. Si aspettava di vederla in tuta, come ogni giorno dopo il lavoro. Invece era in abito da sera, un vestito di seta lungo ed elegante, i capelli in ordine, il rossetto che le aveva regalato a Natale, gli orecchini di perle. Era bellissima e in mano teneva qualcosa.

«Sono sicura che ti piacerà, è un regalo per te» gli disse Luisa, porgendogli una scatolina di fattura delicata. Grande come un taccuino, in legno chiaro, al centro aveva inciso un kanji (un ideogramma giapponese): æ„›.

La aprì. Dentro c’era un omamori, un sacchettino di stoffa rossa ricamata: un talismano portafortuna che arrivava dritto dritto dal Giappone.
 
«Luisa… grazie, è bellissimo» rispose Kaiser con un filo di voce. Conosceva abbastanza bene i principali kanji giapponesi da sapere che æ„› (Ai) significa amore profondo. Era un regalo speciale. Sua moglie, che con lui condivideva la passione per il Sol Levante, voleva ricordargli quanto lo amasse.
 
Kaiser era commosso, un evento raro.
 
In altre occasioni, se ne sarebbe uscito con una frase piccante delle sue, ma quella sera Luisa era così radiosa e amorevole che gli mancò il coraggio. Si schiarì la voce e portò distrattamente due dita alla radice del naso. Veloce asciugò un accenno di lacrime. “Sto invecchiando” si disse “Se inizio a commuovermi così per queste cose, come finirò?” Poi si ricompose.
 
La abbracciò, le diede un bacio e le disse:

«Usciamo! Ti porto a cena in quel ristorante giapponese famoso di cui mi hai parlato, ti va? Faccio una doccia, mi cambio e andiamo» 

Mezz’ora dopo erano in macchina. Luisa, splendida nel suo vestito da sera e Kaiser in kimono blu, realizzato su misura in Giappone appositamente per lui. Non era raro che lo indossasse anche in Italia: era l’abito per le occasioni importanti e sua moglie lo sapeva. 
Kaiser sorrise nel vedere quanto fosse felice.
 
Parcheggiata l’auto davanti al ristorante, scese per primo, le aprì la portiera e la aiutò a uscire. Mano nella mano con Luisa arrivarono all’ingresso del locale. Aprì la porta per condurla dentro. Voleva che tutto fosse perfetto quella sera.
 
Ma uno strattone per poco non lo mandò a gambe all’aria sul marciapiede. 
«Andrea! Tutto bene?» gli disse Luisa, che si era stretta a lui per evitare che cadesse, gli occhi sgranati e lo sguardo puntato sul ristorante.
 
Un uomo nerboruto, vestito da motociclista, stava uscendo con cinque camerieri appesi alle braccia… o meglio, i poveretti stavano cercando di farlo ragionare, ma lui continuava a insistere per entrare e urlava: «Vieni qua, disgraziato! Vieni qua!»

Con Luisa sempre stretta tra le braccia, Kaiser si spostò un po’ di lato per guardare dentro il locale e vide che dietro la porta a vetri del ristorante c’erano due persone: una bella donna sui trent’anni, alta, mora, capelli lisci raccolti in una lunga coda di cavallo e un ometto gracile, sui quarant’anni, un po’ calvo, pallido e con la barbetta rossastra. Stavano distanti l’una dall’altro, quasi in imbarazzo, mentre l’uomo nerboruto continuava a inveire. A guardarlo bene, il motociclista, era anche un bel ragazzo, pensò Kaiser, ricordava un po’ Lorenzo Lamas in Renegade.  
«Vieni qua, disgraziato! Ho visto tutto! Ho visto come la baciavi!» uno strattone e tre camerieri volarono sulla pianta di bambù che cresceva lì vicino.
 
«E tu? Tu? Come hai potuto, eh?!» disse puntando il dito verso la ragazza «Cosa credi che non abbia visto tutto, eh?! Le stories! Guarda che ho visto le stories del ristorante!» una manata e anche gli ultimi due camerieri finirono per terra.
 
Le stories del ristorante.
 
Kaiser ebbe un’illuminazione. 
«Mi scusi?» disse all’uomo, schiarendosi la voce.
 
«Andrea, ma cosa fai? Vuoi che ti picchi?» sussurrò Luisa, spaventata. Lui le fece l’occhiolino e continuò a chiamare l’energumeno, che in quel momento aveva ingaggiato un corpo a corpo con un altro dipendente del ristorante, un omone di due metri vestito di bianco.

“Forse è il cuoco?” pensò Kaiser fugacemente “Mi ricorda un lottatore tailandese che ho visto su quel programma di sfide tra asiatici su Netflix, com’è che si chiamava?”
 
Un ruggito interruppe i suoi pensieri. L’energumeno aveva mandato a terra anche il cuoco. 

“Andiamo bene…” si disse Kaiser un po’ preoccupato.
 
«E tu chi sei?» gli urlò in faccia il nerboruto, che si era appena accorto di lui, con i bicipiti gonfi che pulsavano sotto la giacca di pelle e gli occhi assassini puntati su Kaiser.
 
«Chi sei? Sei il padrone del ristorante, vestito così? Eh!?» lo squadrò da capo a piedi, serrando i pugni.
 
«Buonasera, no, no… Non sono il proprietario, no. Questo kimono è… ehm… il mio abito da sera. Sono qui con mia moglie per cenare, vede?» rispose Kaiser con voce conciliante, indicando Luisa che annuiva di fianco a lui. 
«Mi chiamo Andrea Kaiser e sono un DPO» riprese.
 
«Un dipiò? E che è un dipiò?» gli chiese l’uomo, alzando un po’ il mento con aria di sfida.

«Un DPO, un Data Protection Officer, è un consulente che si occupa di protezione dei dati personali e di privacy» rispose Kaiser prontamente «Come nel suo caso, signor…» l’altro sembrò non cogliere e lui proseguì «Un consulente che aiuta le aziende a rispettare la privacy delle persone. Per esempio, quando vengono pubblicati sul profilo social di un ristorante delle foto e dei video senza il consenso delle persone che riprese…»

Il Lorenzo Lamas de noantri iniziava a capire.
 
«Sei un avvocato?» gli chiese, meno aggressivo.
 
«No, io no, ma ne conosco diversi» riprese Kaiser «Mi aiuti a capire cosa è successo, così posso aiutarla. Cosa ne pensa? Signor…» riprese con fare più gentile.
  
«Tommasone» rispose l’altro.

«Bene, Tommasone, venga a sedersi vicino a me, qua sul muretto, e mi racconti» disse Kaiser, accomodandosi sul fragile recinto di mattoni che circondava il ristorante.
 
Aria seria, schiena dritta. Un samurai d’altri tempi.

Luisa non si trattenne e gli scattò di nascosto una foto. Sembrava proprio Toshiro Mifune, nei Sette samurai. Subito impostò la foto come sfondo del suo smartphone (molto meglio di quella in cui Andrea se ne andava in giro con la spada laser…). 
  
«Ma quei due non devono scappare» esclamò Tommasone indicando la bella ragazza e l’ometto. E tenendo gli occhi fissi sulla porta del locale, iniziò a raccontare. Qualche giorno prima, aveva deciso di organizzare una cena romantica a sorpresa per la sua ragazza. 
Voleva portarla nel suo ristorante giapponese preferito e nel dirlo indicò il locale vicino a loro. Erano fidanzati da sei mesi e pensava di organizzare una serata memorabile: sushi, passeggiata romantica e regalo finale, un pendente.
 
“Dev’essere periodo” penso Kaiser lanciando un rapido sguardo di intesa a Luisa che, invece, ascoltava rapita Tommasone e lo squadrava con occhi enigmatici, soffermandosi un po’ troppo sui bicipiti dell’uomo… Kaiser si schiarì la voce e lei, imbarazzata, si mise a lisciare un’inesistente piega del vestito. 
«Di solito, chi gestisce la pagina social pubblica il menu aggiornato nelle stories. E mentre cercavo il menu, ho visto un video di una festa. C’erano quei due abbracciati. Ballavano e si baciavano, mentre io…» gli occhi gli si fecero umidi, Luisa sospirò comprensiva «… io ero lontano per lavoro e pensavo solo a lei! Così, quando oggi le ho chiesto di uscire e mi ha detto che non poteva perché sarebbe andata al ristorante con un’amica, sono venuto qua a vedere se fosse vero. E infatti…» un singhiozzo gli ruppe la voce. Subito Luisa gli porse un fazzolettino. «Infatti era qui con quel disgraziato!» concluse soffiandosi il naso rumorosamente. 
Kaiser osservò divertito la moglie, mentre porgeva l’intero pacchetto al poveretto. Alzò gli occhi al cielo e si alzò in piedi.
 
«Tutto chiaro, Tommasone, ho capito» gli disse «Può aspettare un attimo qui, con mia moglie, per favore? Vorrei fare quattro chiacchiere col proprietario del locale» propose, lanciando uno sguardo di avvertimento a Luisa “Occhio a cosa fai, che ti vedo!”

Lei colse il segnale e sorridendo gli fece OK con la mano. Kaiser non sapeva più cosa pensare… e si allontanò.

«Buonasera, sono Kaiser, mi occupo di privacy» disse entrando nel ristorante «Vorrei parlare con il proprietario e con i due signori, se possibile» proseguì indicando la ragazza e l’ometto.
  
Una cameriera fece strada al DPO e ai due amanti colti in flagrante, per portarli al piano di sopra, in un salottino privato, e corse via lasciandoli lì, ad aspettare, mentre andava a cercare il titolare. 

L’imbarazzo era palpabile e Kaiser provò in tutti i modi a sciogliere il ghiaccio. Fece qualche osservazione sul cibo giapponese, sul fatto che la maggior parte di quei ristoranti fosse Asian Fusion, che era stato in Giappone diverse volte e che avrebbe tanto voluto trasferirsi lì con sua moglie, magari a Kyoto, chissà!
 
Ma i due continuavano a guardare in basso, vergognosi.
 
Stava per lanciarsi in una descrizione molto colorita della sua esperienza a Kabukichō, il distretto a luci rosse di Tokyo, quando una voce familiare spezzò il silenzio.

«Dottor Kaiser! Ero a fare un massaggio qui di fronte e mi hanno chiamato per un’urgenza. Certo, non mi aspettavo di vedere lei! Non mi dica che è venuto a parlarmi ancora di privaci?» disse gongolando il proprietario del ristorante.
 
Il DPO non credette ai suoi occhi...

E qui finisce la prima parte del mio racconto. 
Se vuoi sapere come prosegue, devi aspettare il prossimo articolo del blog.
Intanto, ti lascio qui degli spunti di riflessione per rinfrescare alcuni concetti importanti:
 
La privacy nell’era digitale “old but gold”!
GDPR: Titolare, Responsabile, Addetto per ricordarci che se la persona che filma e posta video senza consenso è un dipendente dell’azienda, la responsabilità è comunque del titolare del trattamento

E se vuoi approfondire ancora di più, vai su Raise Academy

La formazione completa e aggiornata su GDPR, privacy e cybersecurity è su Raise Academy, l'Accademia di Formazione Efficace di PrivacyLab che coinvolge consulenti e professionisti del GDPR, grazie al connubio tra tecnologia, presenza, competenza, contatto, condivisione e diffusione. 
RIPRODUZIONE RISERVATA. Ne è consentito un uso parziale, previa citazione della fonte.

Biografia dell'autore

Andrea Chiozzi è nato a Reggio Emilia il 4 Agosto del 1969, reggiano “testaquadra” DOC come il lambrusco, ed è sposato con Luisa che lo sopporta da più di vent’anni.
Imprenditore e consulente, da più di 12 anni è l’Evangelist del GDPR.

Attività professionali:
Andrea Chiozzi è il fondatore di PRIVACYLAB, per la gestione avanzata delle attività legate alla compliance per il Regolamento Europeo 679/2016.
Esperto di GDPR e protezione dei dati personali (soprattutto nelle aree più problematiche quali il marketing digitale e i social network, il digital advertising, l’Internet of Things, i Big Data, il cloud computing),
Andrea presta consulenza per la media e la grande industria italiana e si occupa di organizzare e condurre i consulenti aziendali ad un approccio ottimizzato alla gestione della Compliance GDPR.
È ideatore del sistema Privacylab e della metodologia applicata ai consulenti certificati GDPR. 
Nel 2003 dà vita alla figura di “Privacy Evangelist” e comincia a girare l’Italia come relatore in vari convegni e corsi in tema di protezione dei dati personali arrivando a evangelizzare più di 10.000 persone.

È commissario d’esame per:

UNICERT per lo schema DSC_12/30 per Consulenti Certificati GDPR
TÜV dello schema CDP_ 201 Privacy Officer, Bureau Veritas
CEPAS Bureau Veritas DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH73 norma Uni 11697:2017 (Accredia) 
ACS ITALIA DATA PROTECTION OFFICER per lo schema SCH01 norma Uni 11697:2017 (Accredia)
UNIVERSAL Gmbh DAKKS per lo schema ISO/IEC 17024:2012 "DATA PROTECTION OFFICER"

E' certificato con:
Unicert come "Consulente Certificato GDPR" n. 18203RE22
TÜV come “Privacy Officer e Consulente Privacy” n. CDP_196.
Cepas Bureau Veritas "Data protection Officer" n. DPO0206
UNICERT DAKKS " Data Protection Officer" n. DPO 0818 010012

Fa parte del Comitato Scientifico Privacy di Torino Wireless, GDPR Academy e di Agile DPO .

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